Tra poco più di 24 ore...

Giovedì 09 Ottobre alle ore 20.20 partirò per Pechino, sul sito :
E' possibile seguire(anche in diretta) le varie fasi del torneo.
Presenti tutti i più forti giocatori del mondo.
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Tra poco più di 24 ore...

Giovedì 09 Ottobre alle ore 20.20 partirò per Pechino, sul sito :
E' possibile seguire(anche in diretta) le varie fasi del torneo.
Presenti tutti i più forti giocatori del mondo.
"Olimpiadi della Mente"
"Olimpiadi della Mente"
L'Italia sarà presente a questa importantissima e prestigiosa manifestazione con 6 Atleti della mente:
Paolo Faleo di Aosta
Mirco De Grandis di Chioggia
Mirko Mancini di Cuneo
Per la Dama Inglese.
Roberto Di Giacomo di Latina
Daniele Redivo di Trieste
Roberto Tovagliaro di Savona
Per la Dama Internazionale.
Sport Day 2008.

Siete tutti invitati a partecipare alla giornata nazionale dello sport :
Tutti potranno provare e praticare qualunque sport compresa la Dama che si troverà al Gazebo n°27 vicino alla danza sportiva ed al Twirling che prossimamente vedrà un post dedicato.
Numerose e spettacolari le singole esibizioni dei gruppi sportivi, come anche la cerimonia di apertura e la lettura della Carta dei diritti da parte di due bambini.
Su www.accademiadellamente.org al link Tv parti della manifastazione in diretta video se non vi saranno inconvenienti tecnici.
Dama: più vicina alla matematica che al comune concetto di gioco.
Automa "Ajeeb".
Circa un anno fa numerosissime riviste e numerosi telegiornali di ogni parte del globo riportavano la seguente e curiosa notizia:
Alcuni scienziati dell'Università di Alberta hanno risolto, con la coordinazione del Dr. Jonathan Schaeffer e dopo circa 18 anni e mezzo di studi, il gioco della dama: l'équipe di scienziati è riuscita, grazie ad un approfondito studio sui possibili algoritmi risolutori e ad un lungo periodo di training, a scrivere un programma che non può in alcun modo essere battuto. Se lo sfidante è bravo può al massimo costringere la macchina al pareggio*, ma mai vincere.
*N.B. il risultato di pari è il risultato logico-matematico di una partita giocata perfettamente da parte di due giocatori come già ci insegnarono i più forti campioni di tutti i tempi.
La storia di questo programma, che prende il nome di Chinook, ha inizio nel lontano 1989 quando nacque l'idea di creare un software in grado di battere l'uomo in questo gioco. Così già l'anno successivo gli scienziati riuscirono ad iscrivere Chinook al campionato ufficiale per umani. Tuttavia la vittoria arrivò solo nel 2004 e nel 2006 il programma fu costretto al ritiro per manifesta superiorità.Nello sviluppo del programma gli scienziati hanno anche ritenuto utile il confronto con giocatori di dama di massimo livello, per comprendere (e far comprendere al computer) le tecniche di gioco. Il programma, completato nello scorso aprile, è il risultato di un lungo processo, che ha visto l'intelligenza artificiale al centro della sua storia. Per tutto questo tempo, circa 50 computer, con diverse centinaia di processi in esecuzione contemporaneamente, rimanevano accesi per conferire a Chinook la conoscenza necessaria ad imparare tutte le possibili mosse.Oggi, quindi, il programma conosce sempre qual è la mossa migliore da utilizzare ed è impossibile da battere; il suo apprendimento delle mosse è terminato e nel suo database sono ormai presenti tutte le possibili configurazioni dei pezzi sulla scacchiera. Come curiosa nota diciamo che la dama è uno dei giochi più complessi tra quelli risolti, molto più complesso di Forza Quattro (Connect Four) ad esempio, la Dama offre un massimo di 50 miliardi di miliardi di posizioni, ossia è un milione di volte più complicato di qualsiasi altro gioco "risolto" in precedenza. Il New Scientist specifica come il grosso del lavoro degli studiosi si sia concentrato su ogni possibile finale con meno di 10 pezzi.E il programma che deriva da questo lavoro, sostiene Schaffer, non si può battere. Ma perché tutto questo? Perché impiegare 18 anni per demolire il pathos di un gioco così diffuso in tutto il Mondo?
lo spiega lo stesso Schaeffer, le cui opere sono finite su Science:
perseguire una più alta conoscenza e specializzazione nel settore dell'intelligenza artificiale, che impegna Schaeffer da decenni.
Va detto che Schaeffer ci aveva già provato con gli scacchi, senza ottenere risultati di rilievo e comunque prima dello "sbarco" di Deep Blue, il monster informatico di IBM che nelle sue varie incarnazioni è anche riuscito a mettere all'angolo i migliori scacchisti. Ora, grazie alla pubblicazione su Science, il lavoro di Schaeffer diventa una "hit" internazionale, sebbene in questi anni, come ricorda lui stesso sulle proprie pagine web, non siano mancati riconoscimenti e premi scientifici.
Purtroppo solo in rari casi, nelle riviste specializzate e fortunatamente su Wikipedia è stato specificato che Il gioco risolto si chiama checkers ed è la variante inglese del gioco praticato e conosciuto in Italia, sebbene le differenze tra i due giochi siano minime dal punto di vista dell’analisi computazionali, sono enormi dal punto di vista pratico ed a oggi non si può affermare che la Dama Italiana sia un gioco risolto.
Ecco per meglio comprendere le principali differenze di regole di gioco.
Posizione della damiera:
A dama Italiana la casella scura denominata “cantone” si trova alla destra di ogni giocatore.
A Dama inglese a sinistra.
Regole di presa (mangiare).
A Dama Italiana è obbligatorio prendere il maggior numero di pezzi ed a parità di pezzi prendere col pezzo più importante e prendere la migliore qualità anche nell'ordine di presa.
A Dama Inglese esiste la scelta della presa , pur obbligatoria ma libera nel numero e nella qualità.
Infine una delle regole che differenza in modo significativo i due giochi:
A Dama Italiana la pedina non può mangiare la Dama.
A Dama Inglese la pedina può mangiare la Dama.
Oggi possiamo quindi affermare che la Dama Italiana rappresenta l’ultimo gioco in cui l’Uomo possa confrontarsi con la Macchina, per lo meno sul piano teorico, e dar vita così al prossimo ed entusiasmante scontro ricco di contenuti filosofici, scientifici, psicologici e umani: uomo vs computer.
Disarmante sono la semplicità delle regole come disarmante è la complessità del gioco che a ragion veduta si avvicina più alla matematica che al comune concetto di gioco.
Dama nell'antica Roma.

Pieter Paul Rubens, Romolo e Remo 1615-1616 (Roma, Pinacoteca Capitolina).
Dei quattro giochi da tavola degli antichi romani solo di tre si conosce il nome: «Ludus duedecim scripta», «Alea», «Ludus Latrunculorum». Il quarto gioco con il nome sconosciuto è stato trovato durante le ricerche archeologiche svolte nell'Africa del nord.
Il gioco «Duodecim scripta» consisteva nel sorpassare le pedine dell'avversario, si giocava adoperando la scacchiera 3x12, e ognuno dei giocatori aveva 15 pedine. Due o più pedine potevano occupare la stessa casella e in tal caso non potevano essere prese. Queste pedine si chiamavano «ordinari» mentre le pedine che si trovavano da sole sulle caselle si chiamavano «vaghi».Il gioco «Alea», conosciuto dopo con il nome di «Tabula», era una variazione del gioco «Duodecim scripta».Nell'uno e nell'altro gioco si presuppone che il movimento delle pedine fosse determinato dal tiro di dado. Questi due giochi sono prototipi del «tric-trac», gioco molto diffuso nel Medioevo. Il tric-trac ebbe molta diffusione nell'est europeo (Russia meridionale, Turchia, Bulgaria) e più recentemente si è diffuso anche in America e in Europa.
Il «Ludus Latrunculorum» è un gioco puramente intellettuale, senza dado e senza ombra di azzardo. Marco Terrenzio Varrone (116-27 a.C.) per primo menziona questo gioco. La damiere destinate a questo gioco con le caselle sono state trovate durante degli scavi in Inghilterra. Da queste damiere risulta che una grandezza esatta, prestabilita, non esisteva. Secondo il Murray veniva di solito adottata la damiera 8x8.Nel 1869 Luis Bek de Fukier riteneva che la damiera fosse composta da caselle bianche e nere, però il suo parere rimase isolato e non venne condiviso da nessun altro. Dal materiale rinvenuto, dagli scavi, risulta che le pedine per il «Ludus Latrunculorum» erano tutte uguali. Come nel gioco dell'antica Grecia «Petteia», una pedina, circondata dalle pedine dell'avversario, si perdeva (veniva presa).Marco Valerio Marziolo (40-102 d.C.) descrive nel suo «Epigramma» questo modo per eliminare la pedina. Anche Publio Ovidio Nasone (40 a.C. - 18 d.C.) nei suoi «Ars Amandi» e «Tristezze» descrive in versi non solo il modo per eliminare le pedine, ma anche le regole dei loro movimenti rettilinei e la non obbligatorietà nella presa.Nella poesia anonima «Laus Pisonis» (circa 50 d.C.) si narra del romano Caio Calpurnio Pisone artista e ottimo giocatore di «Latrunculorum».La strategia di questo gioco così viene ricostruita da Ostin sulla rivista «La Grecia e Roma» nel 1934:«Il principio molto importante del gioco era la manovra delle figure fatta in modo che esse formassero un gruppo molto legato. La pedina isolata dal resto e circondata dall'avversario metteva in pericolo se stessa e tutte le altre figure dello stesso colore.Questa teoria veniva confermata dalla pratica. Si è scoperto infatti che la migliore tattica era la formazione di solidi gruppi di pedine. L'avversario, però, con un gioco intelligente ed anche sacrificando qualcuna delle proprie pedine poteva sfondare questa composizione, guadagnando così la libertà di movimento sul retrofronte dell'avversario, ottenendo in questo modo la possibilità di una graduale conquista della fortezza».Questa descrizione è molto accurata e si può adattare anche al gioco greco «petteia», formando così un quadro abbastanza esatto di come erano i due antichi giochi.Nel 400 d.C. troviamo ancora un accenno fatto dal Macrobio nei suoi «Saturnali». Egli scrive: «Tanti romani hanno celebrato le feste in onore di Saturno giocando a «Latrunculorum» e ad «Abac» (gioco d'azzardo con i dadi)».
Sommando tutto quello che si conosce dei giochi «Petteia» e «Latrunculorum» si può affermare attendibilmente che i due giochi erano identici e che le loro regole erano le seguenti:
la damiera per il gioco era composta da caselle non dipinte in colori diversi; le caselle erano chiamate «campi»;su ciascun campo poteva essere messa solo una pedina;tutte le pedine erano soggette alle stesse regole di spostamento e presa; le pedine si spostano in linea retta (avanti, indietro e lateralmente) e il loro raggio di azione era uguale a quello della torre negli scacchi;la pedina veniva presa, se non poteva essere liberata dalle pedine dell'avversario che la circondavano. Questa presa si distingue radicalmente dalla presa nel gioco della dama (dove la pedina deve scavalcare la pedina dell'avversario) e negli scacchi (la figura vincente occupa il posto della figura eliminata); l'arrivo della pedina sull'estrema linea della damiera non dava al giocatore nessun vantaggio. L'ampio raggio di azione delle pedine e la mancanza d'importanza della direzione degli spostamenti eliminavano la necessità dell'arrivo della pedina alla ultima linea della damiera.
Nonostante la grande somiglianza col gioco della Dama ed il probabile sviluppo della stessa in epoca romana il gioco era utilizzato come aiuto per lo sviluppo delle strategie utili nella tattica militare.
Ringraziamenti.

Proseguono i nostri appuntamenti damistici presso la sede messa gentilmente a disposizione da I Glicini di Bra con cui condividiamo appieno la cultura del rispetto dei diritti degli anziani. Il Residence è inoltre Centro Diurno per Alzheimer.
Relax della Mente.
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Anfora del sesto secolo avanti Cristo.
In quest'anfora, conservata nel museo etrusco gregoriano di Roma, vediamo Achille, protagonista dell'Iliade cimentarsi in una partita a dama con il cugino Aiace, in una pausa della battaglia.
Alla morte di Achille per mano di Paride, Aiace combatte contro i troiani per recuperare il corpo del cugino che viene caricato sul carro di Odisseo e da quest'ultimo portato all'accampamento. Dopo la cerimonia funebre, entrambi gli eroi reclamano il diritto di tenere per sé le armi di Achille come riconoscimento del loro valore: alla fine, dopo alcune discussioni, è Odisseo a spuntarla e Aiace, infuriato per questo, si accascia a terra esausto. Al suo risveglio, impazzito a causa di un incantesimo lanciatogli da Atena, si lancia contro un gregge di pecore e le massacra, credendo di uccidere i generali achei. Rientrato in sé, si vede coperto di sangue e capisce che cosa abbia in realtà fatto: perduto in questo modo l'onore, preferisce suicidarsi piuttosto che continuare a vivere nella vergogna. E così si trafigge con la spada che Ettore gli aveva donato alla conclusione del loro duello.Presso gli antichi greci erano diffusi due giochi con la damiera: la «petteia» e la «cubea» (da cubo/dado). Giocando la petteia si usavano solo la damiera e le pedine; nella cubea, invece, oltre a queste si usava anche un dado che veniva gettato prima di ogni mossa. Nel completo di questo gioco infatti, oltre alla damiera e alle pedine era compreso anche il dado.
La parola Petteia deriva dal termine greco «pessos» (plurale «pessoi») che indicava le pedine del gioco. Per la prima volta il termine «pessoi» (nel senso di pedine) fu usato da Omero nell'Odissea descrivendo i pretendenti di Penelope. Bisogna però tener presente che prima della comparsa della «petteia» il termine «pessoi» poteva semplicemente indicare le pedine di qualsiasi altro gioco non legato all'uso della damiera.
La seconda volta il termine «pessoi» viene usato da Erodoto (484-424 a.C.) nelle sue «Storie». Descrivendo la vita degli antichi abitanti della Lidia: «... c'erano le pedine (pessoi) per il gioco sulla damiera ed essi (i lidi) giocando dimenticavano la fame».
Nel museo etrusco-gregoriano del Vaticano si trova un'anfora di Exekias (datata 530-525 a.C.) su cui sono raffigurati Achille ed Ajace seduti, mentre giocano. Dal disegno si può notare che entrambi stanno muovendo delle pedine su una damiera. Non è possibile però stabilire le dimensioni della damiera nè la forma delle pedine. L'unica testimonianza archeologica che riguarda questo gioco è il gruppo di terracotta ritrovato ad Atene da K. Bursian e del quale diede per la prima volta notizia nel 1855 Hugo Blumner: «Il gruppo di terracotta di Atene illustra questo gioco (petteia) rappresentando un ragazzo e una donna che giocano attorniati dal pubblico. La damiera, composta da 42 quadrati, si vede dall'alto con 12 pedine patte distribuite in modo irregolare. Non si può, nonostante tutto, stabilire con sicurezza l'esatta posizione delle pedine sulla damiera».
Più tardi per il gioco con le pedine (pessoi) si usò il termine «polis» (città). Questa parola viene usata per la prima volta da Euripide (480-406 a.C.) nella sua tragedia «Le supplici». Uno degli abitanti di Tebe chiede a Teseo come era governato il suo paese. Teseo risponde che nella democratica Atene, come le pedine (pessoi) del gioco «polis», tutti gli abitanti, sono uguali.
Le regole del gioco della petteia (polis) sono descritte nell'«Onomastikon» dell'oratore Giulio Polluce (scritto attorno al 170 d.C.). L'oratore spiega che i giocatori devono portare le pedine dall'altra parte della damiera, nella propria «città». E se la pedina viene circontata da due parti dalle pedine dell'altro colore, essa può essere eliminata. Così, la pedina che ha perso il contatto con le altre pedine dello stesso colore, può essere facilmente attaccata e presa.
Da questo gioco trae un paragone lo stesso Aristotele (384-322 a.C.) quando nella sua «Politica» parla dei greci cacciati dalla città di Atene (apolidi), paragonandoli alle pedine che, rimaste isolate da quelle dello stesso colore, devono aspettarsi grandi tribolazioni. Oltre alla patteia e alla ricordata cubea, in Grecia era in uso anche un altro gioco sulla damiera. Secondo il Murray questo gioco si giocava su una damiera senza quadrati, ma con sole linee, come si può dedurre dal nome stesso «Pentagramma» (cinque linee). Anche Polluce ha ricordato questo gioco sostenendo che derivava da un'altro molto più antico di cui però non sono rimaste tracce attendibili.
Un bizzarro Gran Maestro Internazionale di Tuttologia ludica e non solo.
Domenica prossima, 18 maggio 2008, sarò presente a partire dalle ore 15.00 nel comune di Valloriate (Cn) per una "Simultanea" di Dama, uno contro tutti, tutti quelli che volessero partecipare sono invitati.
Cenni storici:
La denominazione Valloriate (Valàouria nel dialetto locale) può essere derivata da Vallis Aurea, Valle Aurea, forse per la presenza d'oro nel rio che attraversa tutto il fondovalle. La notizia più antica risale al 6 dicembre 1197, data in cui Valloriate viene enumerata con gli altri paesi della Valle Stura; dal 1224 al 1346 si parla di Valloria. Siccome la Valle Stura venne compresa nel contado di Auriate, dal nome del capoluogo, ne conseguì che Vallis Auriate si trasformò in Valloriate.
Per gli appassionati di sport estremi e meno tranquilli della dama, la Valle Stura offre numerosissime possibilità di divertimento: Canoa, Alpinismo, Equitazione, Mountain bike, Trekking, oltre le tipiche discipline invernali.
Scultura Bronzea.
Cattive abitudini.
REGOLAMENTO UFFICIALE DI GIOCO DELLA DAMA ITALIANA:
3.6 Sino a quando un pezzo toccato, o in fase di spostamento, non viene lasciato, lo si può
portare in qualsiasi casella, purché ciò sia possibile.
3.7 Se un giocatore, a cui spetta muovere, tocca uno dei suoi pezzi giocabili, è obbligato a
giocare tale pezzo.
3.8 Se un giocatore, a cui spetta muovere, tocca alcuni suoi pezzi giocabili è obbligato a giocare
il primo pezzo toccato.
3.9 Se un giocatore a cui spetta muovere desidera sistemare correttamente uno o più pezzi deve
notificarlo distintamente all’avversario, prima di farlo, con la parola “accomodo” o analoga
espressione.
In caso di mancata notifica si applicano gli artt. 3.7 e 3.8.
3.10 Per il giocatore cui spetta muovere, il fatto di toccare o di sistemare correttamente uno o più
pezzi non giocabili senza notificarlo nei modi suddetti all’avversario, è senza conseguenze
dirette. Tuttavia questo modo di agire è considerato scorretto.
3.11 Per il giocatore cui non spetta muovere, il fatto di toccare o di sistemare correttamente uno o
più pezzi propri o dell’avversario è senza conseguenze dirette. Tuttavia questo modo di agire
è considerato scorretto.
Se il fatto accade in particolare circostanze (es: conteggio mosse lampo per l’avversario o
altro) l’arbitro può decidere di annullare il conteggio e/o prendere altre decisioni ritenute
idonee.
La Regina Nefertari mentre gioca a Senet.
La scena fa parte delle decorazioni della prima sala della Tomba della regina Nefertari nella valle delle Regine(Tebe Ovest).
le ricerche archeologiche hanno confermato che già molti secoli prima dell'era cristiana esistevano giochi con la damiera (tavola) e le pedine. Un completo di questo tipo di giochi (una damiera 3x6 con pedine rotonde) il più antico (circa 5000 a.C.), appartenente al periodo predinastico che termina nel 2900 a.C., è stato trovato in Egitto, nella città di El-Mahash. La tavola (damiera) è divisa in tre linee orizzontali e si trova attualmente in un museo di Bruxelles.
I giochi su tavola dell'antico Egitto sono stati spesso paragonati al gioco della dama. Parlando di questi giochi nella «Rivista Archeologica» francese, alcuni famosi archeologi del secolo scorso scrivevano «Jeu de dames» e «draughts». Questa terminologia però derivava dalla inesattezza delle descrizioni. Il gioco dell'antico Egitto aveva in comune con la dama di oggi solo la damiera e le pedine tutte uguali.
Il Murray, nel suo libro «Giochi nel mondo antico», dice: «Tutti questi giochi erano probabilmente giochi di corsa delle figure complicati solamente dalla necessità di usare la damiera con i quadrati segnati». Si presume che i quadrati segnati erano posti «fuori pericolo» e le figure che li occupavano non potevano essere prese. Giochi simili a quelli egiziani sono stati ritrovati in Mesopotamia, nell'Asia Minore e a Creta.
Al periodo della quinta dinastia (2465-2328 a.C.) appartengono i giochi sulla damiera 6x6. Questo può considerarsi prototipo del gioco del «Senato» di epoca più recente.
Non si è in grado di stabilire delle analogie fra l'antico gioco egiziano e quello della dama attuale, perchè le pergarnene di quel periodo, pur conservando le immagini dei giocatori non riportano le regole del gioco in modo completo e chiaro.In una di pergamena è stata trovata l'immagine del faraone Ramsete III che, con una donna, gioca su una damiera 6x6. Nella stessa pergamena è descritta anche la partita, ma fino ad oggi non è stata ancora decifrata.
A proposito lo studioso tedesco Videmann scrisse nel 1897: «La difficoltà maggiore consiste nel fatto che gli autori egiziani, anche quando parlavano di cose semplici, come in questo caso, usavano sempre un linguaggio mistico. Perciò diventa impossibile penetrare nella logica dello scritto».
Nella tomba egizia di Kurna, vicino a Fiv, datata 1350 a.C. sono stati trovati diagrammi di damiere 9x9, più grandi e con maggior numero di quadrati di quelle usate per il gioco dell'alkerk o querques (quest'ultimo si giocava su damiere 5x5 e le pedine si muovevano verticalmente, orizzontalmente e diagonalmente). Probabilmente le regole per prendere le pedine avversarie erano simili a quelle della dama (salto sopra le stesse). Ma il movimento delle pedine avveniva sulle linee e non sui quadrati come per la dama, perciò non è possibile ritenere questi giochi come prototipi della dama. Altrimenti si potrebbe paragonare alla dama anche l'antico e diffuso gioco orientale del «go», che non ha alcuna somiglianza con essa.
1° Maggio 2008.
Voglia di vacanza e per ora la damiera la teniamo sul ponte della nave.
A.S.D. “Accademia della Mente”.

si muove ad ampio spettro:
3) Un’area di PROMOZIONE GLOBALE DAMISTICA permettendo a tutti i circoli d'Italia e a tutti gli organizzatori di dare ampia visibilità al proprio torneo e luogo di svolgimento dello stesso fornendo GRATUITAMENTE* a chi ne faccia richiesta con ampio preavviso un professionale servizio di trasmissione diretta video dell'evento tramite web cam mobili che oggi tramite wireless permettono anche di trasmettere emozionanti immagini esterne (piazze, monumenti etc.) con conseguente soddisfazione degli sponsor e aumento degli stessi grazie all'ampia e dimostrabile VISIBILITA' ottenuta.
Dama: non solo gioco.
Un giorno rabbì Nachum arrivò inatteso a scuola e trovò gli alunni che giocavano a dama. Appena videro il maestro, i ragazzi si confusero e smisero di giocare. Ma egli li salutò e chiese: «Conoscete le regole del gioco della dama?». Quelli per vergogna non aprirono bocca. Allora il maestro continuò: «Vi dirò io le regole del gioco. La prima è: non si possono fare due passi per volta. La seconda: si può soltanto andare avanti e non si può retrocedere. E la terza: quando si è in cima, si può andare dove si vuole». Tratto da i «Racconti dei Chassidim» (ed. Longanesi)
Ovviamente le tre regole del gioco della dama hanno un valore morale all'interno del racconto. Le prime due norme riguardano quella che un po' sbrigativamente potremmo chiamare l'ascesi o la formazione o l'educazione. È necessaria la pazienza, il procedere lento e costante, un atteggiamento spesso sbeffeggiato dalla società frenetica contemporanea che vuole tutto e subito. La maturazione avviene, invece, secondo tempi e ritmi: per fare un bambino ci vogliono nove mesi; per produrre frutti un albero deve crescere forse per anni; per imparare una lingua è necessario un lungo esercizio. La seconda regola mette in guardia dallo scoraggiamento. Gesù diceva: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il Regno di Dio» (Luca 9,62). L'ultima regola, invece, è destinata a chi ha raggiunto la vetta della maturità interiore: allora potrà muoversi liberamente non perché tutto gli è lecito ma perché ormai saprà scegliere con coerenza e nitore la via del bene e dell'amore.